L’Alto Adige dei deserti, delle attese e delle salse alla tartara

Posted in Uncategorized on Novembre 24, 2009 by superciuk2008

La salsa tartara è una particolarità della cucina ed è (http://cucinagustocultura.blogspot.com/2009/03/salsa-tartara.html) “tra quelle più diffuse sia per condire la carne lessata sia come complemento a panini e tramezzini. (…) L’aggiunta del tuorlo rassodato dell’uovo mitiga il gusto acidulo della salsa e le dà più consistenza. Per questo, se preferite un gusto più delicato, alla ricetta che segue potete aggiungere due tuorli d’uovo rassodati e schiacciati.

Per questa preparazione alla tartara mettete in una ciotola due cucchiai abbondanti di maionese. A parte tritate 8 olive verdi in salamoia (ben sgocciolate e sciacquate) e una cucchiaiata di sottaceti, anche questi sciacquati e tritati (a tale scopo una giardiniera si presta perfettamente). Aggiungete anche 5 capperi dissalati, strizzati e tritati, mezzo cucchiaino di succo di limone, un pizzico di pepe nero appena macinato, un pizzico di dragoncello tritato e mezzo cucchiaino di paprica dolce. Amalgamate il tutto con la maionese e solo alla fine aggiustate di sale, se necessario.

Se desiderate un gusto meno acidulo potete, come già detto, aggiungere dei tuorli d’uovo sodi. Un’altra alternativa è quella di unire un po’ di panna da cucina”.

 

Ah, la tartara..

Va bene per tutto, per ogni gusto, palato e desiderio.

E’ come la politica altoatesina.  Asprigna o dolciastra, basta cambiare un pochino la miscela, ha sempre un retrogusto unico, inconfondibile, dominante. Severo e duro, che comanda e asservisce e cui, in fila ordinata, gli altri ingredienti si inchinano reverenti.

Purtroppo, in una tartara, si perde però di vista cosa c’e’ dietro il saporino che si ferma sulla lingua, non importa se più o meno dolciastro o acidulo. E’ lui il capo, ma alcuni si dimenticano di cercarlo. O fingono di non sapere chi è il Re.

Forse perché, dopo la tartara, sperano di avere qualcosa di diverso e di piu’ corposo, che non sazi solo la fame immediata o ecciti, ma che convinca.

E, per questo,  aspettano e aspettano e aspettano.

E credono a chi, tra loro, dice che la portata principale arriverà e che se la potranno pappare tutti, in parti eque. Intanto, però, devono credere a lui, che sembra vedere e sapere. Ma intanto aspetta anche lui.. e intanto, tutti, si devono accontentare della tartara.

E non è che ce ne sia poi cosi’ tanta…

Alcuni, invece, aspettano, ma non si preoccupano. Che l’ingrediente principale sia spolverato di a o b, per loro non cambia niente, sanno bene cosa arriverà dopo. Sono stati già, spesso, direi sempre, invitati a pranzi e cene, nonostante alcuni poi abbiano detto che certi festini avvenivano solo a Bolzano e non in tutta la Provincia.

Fuori dal salone delle feste, oltre gli sfarzi delle tovaglie, delle posate d’argento e dei cristalli, al di là delle tartare e delle tartine, c’e'  però il deserto. E avanza

Un Pranzo di Ferragosto per Frankfurt, era ora

Posted in Uncategorized on Novembre 23, 2009 by superciuk2008

Dopo la sbornia ideologica e un po’ ripetitiva di Virzì di questi giorni -e non è finita- finalmente un film delicato, gentile e lontano dai limiti ideologici retrò che caratterizzano purtroppo il cinema italiano da almeno mezzo secolo. Pranzo di Ferragosto è un piccolo capolavoro, un’opera prima che ha meritato il contributo dello Stato e non ha scomodi biscioni da qualche parte.  Un grazie al regista-attore Gianni di Gregorio (che fa e non urla, produce e non blatera, crea e non proclama ed ha vinto numerosi premi, tra cui alcuni per la sceneggiatura e l’aiuto regia di Gomorra, caso interessante di film migliore del libro da cui è tratto) per averci regalato una perla che riconcilia con l’Italia, con la nostra cultura, con le nostre figure “tipiche”, le vecchiette, lo “zitellone” tutto mamma, gli amici “quartiere”, gli amministratori dei condomini, la vita e la città, splendida, di Roma.

Dracula in Eisacktal

Posted in Uncategorized on Novembre 22, 2009 by superciuk2008

M’illumino…

MIN..E 1963-2009

Posted in Uncategorized on Novembre 22, 2009 by superciuk2008

Virzì a Francoforte, Tutta la Vita e gli attacchi alla politica italiana

Posted in Uncategorized on Novembre 22, 2009 by superciuk2008

L’Italia è in preda al nepotismo, alla corruzione, con una situazione politica disastrosa, i giovani allo sbando e vittime di lavoricchi sottopagati. Virzì, il regista livornese (ma figlio, per gli amanti dell’etnico a tutti i costi, di un carabiniere del profondo sud), non la manda a dire e attacca tutto e tutto nel suo intervento -ieri sera- a corredo della presentazione a Francoforte del  pluripremiato film “Tutta la vita davanti”.

La pellicola, distribuita dalla Medusa del Biscione (imbarazzante vederla nei titoli di apertura) e finanziata dal Ministero della Cultura ora bondiano, è stata inserita nella rassegna cinematografica “Verso Sud”. Giunta alla quindicesima edizione, “Verso Sud” è il più importante festival del cinema italiano in Germania ed è sostenuto, tra gli altri, dal Ministero degli Esteri del nostro paese.

Esattamente un mese dopo la feroce polemica con il ministro Brunetta, (cfr. http://www.ilgiornale.it/spettacoli/cinema_lilluminato_virzi_dellantisemita_ministro_brunetta/cinema-attualit-virzi-fondo_unico_spettacolo-brunetta-cinema/19-10-2009/articolo-id=392136-page=0-comments=1), il discusso regista livornese torna alla carica.

E’ piuttosto difficile sostenere che sia moralmente ineccepibile accettare finanziamenti e sostegno da parte di un sistema politico che non si accetta e che si attacca in ogni modo, in patria e, quel che più fa male, all’estero.

Resta il fatto che Brunetta e Bondi e chi per loro continuano ad urlare al lupo autoreferenziale che produce poca arte e molto cinemucolo, con film sovvenzionati e mai diffusi nelle sale, ma non fanno niente per modificare questo stato di cose. L’intera classe politica italiana viene fuori dalle sacche del compromesso storico, del cattocomunismo o della destra estrema ultraconservatrice. Difficile, in questo humus, per anni ancora, credo, nutrire pianticelle che portino frutti di opere  critiche e di parte, anche, ma con messaggi universali, di spessore e non legati a lividi furori ideologici parziali e legati al momentucolo storico.

Molto comodo è dire che esiste un culturame che si autorigenera -e questo è evidente a chiunque si occupi di Italia- e non proporre modelli alternativi.

Quanto al contenuto del film di Virzì, che spero i ministri del Pdl abbiano visto prima di criticare, il nepotismo, il clientelismo, il turbocapitalismo, la mancanza di selezione meritocratica della classe dirigente, la gerontocrazia che regge le università ed il potere politico, la fuga dei cervelli, il mercato senza regole, la crisi di credibilità del sindacato e l’imbolsimento da televisione e telecacche, sono problemi veri e non finzione cinematografica e dobbiamo essere comunque grati a Virzì che li sollevi.

Dimenticandosi poi però di  volare oltre la melma dell’ideologia (ma a Livorno pare siano in molti ad essere così) e di sottolineare che le questioni, i problemi, i drammi esistono e non sono legate alla pars politica, ma costituiscono un fattore comune alla società italiana in questo momento di profonda deriva dal quale non si capisce come e quando poterne uscire.

Altro problema è la concetrazione in poche mani della distribuzione e di un mercato, in Italia, poco dinamico, imbalsamato, per non dire vetusto e per niente “liberal”.

Resta da parte mia la grande delusione per aver visto, in pubblico e tra le urla di giubilo dei presenti-tra cui mancavano i Gastarbeiter italici dalle mani sporche di fatica-, sputtanare ancora una volta il mio paese all’estero da parte di chi, da questo paese, riceve di che vivere e campare più che agiatamente.

Spero di vedere altrettanta generosità verso film critici verso il potere politico tedesco di destra da parte dell’attuale potere nero-giallo germanico che non mi risulta essere così masochisticamente orientato.

Teste e prosciutti, difficile vivere senza conoscere l’italiano in Germania

Posted in Uncategorized on Novembre 21, 2009 by superciuk2008

Trovo questo articolo fantastico, . Un aiuto per l’integrazione dei popoli ed una riflessione per gli italiani del Sudtirolo che giocano a fare le damigelle d’onore a chi inorridisce davanti a tutto quel che è italiano. Non credo che l’articolo avrà ripercussioni in valle, là dove tutto è immutabile ed eterno, ma è espressione di una società tedesca che si interroga sulla propria identità e sul rapporto con le altre lingue e culture, entrate ormai nell’uso comune e quotidiano.

Cosa ne pensate?

In dubio prosciutto

Von Dirk Schümer

17. November 2009 Als uns neulich ein Möbelpacker „das bestellte Champagner-Regal“ anlieferte, klärte sich unsere freudige Verwirrung erst beim Zusammenschrauben des edlen, aber leider flaschenlosen Teils: „Modell Campagna“ hatte es der in China produzierende, aber offenbar italophile Hersteller genannt. Und damit mal wieder eine gähnende Lücke im deutschen Bildungssystem offenbart. Wer braucht noch Englisch, wenn man im Alltag ohne Italienisch nicht mehr durchkommt? Warum ist hierzulande dauernd von Pisa und Bologna die Rede, aber kein Mensch übt sich mehr wie Goethe und Mann in der Weltsprache, die man in diesen schönen Städten spricht?

Ein Bummel über den Gemüsemarkt beweist den Notstand eindrücklich. Wer da nicht auf Anhieb Rucola von Radicchio unterscheiden kann, erlebt spätestens in der Küche böse Überraschungen. Vorsicht auch bei der Aussprache! Raditscho und Tsuschini – das klingt in italienischen Ohren eher nach Sushi oder Tsunami. Dass es früher einmal deutsche Gewächse namens Rauke und Radieschen gab, macht das Schlamassel nur noch schlimmer. Denn nordalpine Rauke hat wenig mit dem bei uns meist zur „Ruccola“ verunstalteten italienischen Salatgewächs gemein. Radieschen heißen auf Italienisch zu allem Überfluss Ravanelli.

Sekt oder Schinken?

Da stärkt sich der verwirrte Deutsche am besten im nächsten Stehcafé, wo indes sogleich das nächste Sprachproblem lauert. Was, porca miseria, ist denn nur ein Ciabatta-Brötchen? Etwa dieses pantoffelartige Weißgebäck voller Mozzarella und vielleicht gar ein paar Blättern Ruccola? Pardon, Rucola natürlich. Seit sogar an deutschen Autobahnraststätten lobenswerte Italia-Bars aufgemacht haben, müsste zum Espresso und Cappuccino eigentlich ein Wörterbuch neben dem Zucker auf der Untertasse liegen. So aber muss man mitleidig erleben, wie verwirrte Rentner auf dem Busausflug beim balkanischen Kellner den Unterschied zwischen „Latte macchiato“ und „Caffè latte“ herauszufinden suchen: „Was soll denn diese blöde Latte im Kaffee?“

Und auch hier heißt es bei den Häppchen wieder: Attenzione! Mir zum Beispiel legte die Bedienung vor ein paar Tagen ein „Prosecco-Brötchen“ auf den Teller. „Ich muss“, lag mir auf der Zunge, „doch noch Auto fahren.“ Erst der Kassenbon klärte mich auf, was sich im Butterbrot versteckt hielt: ganz prosaischer Prosciutto natürlich.

FONTE:

(http://www.faz.net/s/Rub5A6DAB001EA2420BAC082C25414D2760/Doc~E4139AE477650498891762A1635BD45AD~ATpl~Ecommon~Scontent.html)

Intanto ho acquistato un po’ di regali  per i miei amici intellettuali politicamente corretti filo svp dell’Alto Adige che, abituati al caviale ed ai ristoranti di lusso della val Badia, possono almeno, finalmente, provare qualcosa di veramente “deutsch”: una bella Blutwurst.  Un consiglio finale per i fanaticoni del Deutschtum a tutti i costi. Invece che bere Champagne o Prosecco, per esempio, ordinino “Perlwein” e, dopo un’abbondante Mittagessen, invece che rovinarsi il panzone con un Cappuccino, si facciano portare un Filterkaffee con Milch o Sahne o Schlagrahm o cosa diavolo vogliono. Ma non credo che lo faranno.

Arbitri, nani e mani di Dio

Posted in Uncategorized on Novembre 21, 2009 by superciuk2008

L”arbitro della partita Eire-Parigi è una vergogna del calcio e dovrebbero radiarlo. Come dovrebbero cancellare dalla Federazione sia il buon, politicamente correttissimo, Henry che il suo presidente della Repubblica. Da buoni francesizzati, rispettando lo stereotipo, con grande arroganza se ne infischiano dello sport e festeggiano. Non sappiamo se le comunità africane abbiano celebrato la vittoria sull’Eire, come  qualcuno vorrebbe -romanticamente e pensando a chissà quale paradiso multiculti ma non a casa sua-. Certo è che, se fosse successo in Italia, sarebbero tutti a incavolarsi con il Berlusca. Ma succede in Francia e quindi tutti zitti e capo bassa.

Intanto il trans di Marrazzo viene trovato carbonizzato. Una brutta fazenda di degrado e squallore, probabilmente, ma ci aspettiamo che tirino fuori, i soliti arbitri del pensiero unico, i supernani intellettuali dell’analfabetismo ideologico e del sottosviluppo culturale, chissà quale complotto ordito da chissà chi. Ci hanno rotto gli zebedei per decenni con la storia della povera Emanuela Orlandi, rapita ed ammazzata da cialtroni comuni, ma diventata vittima di un complotto internazionale naturalmente con i soliti attori di sempre. Quelli che vengono tirati fuori in ogni momento per dimenticare schifezze nostrane e chi, per decenni, i soldi e gli ordini li prendeva da Mosca, notoriamente oasi di pace, democrazia e tranquillità. Non si tratta di difendere questo o quel modello o politico. Ne va della dinità e del futuro dell’Italia.

Inutile dire che non mi aspetto il miracolo dell’unità nazionale e dell’accordo tra le parti trattandosi dell’interesse della patria.

Le mani di Dio, purtroppo, da noi, sono terrene e sguazzano nel marcio.

Dalai Lama, il Tibet ed il mito Nazi

Posted in Uncategorized on Novembre 20, 2009 by superciuk2008

Sul Dalai Lama, la sua visione ultrareazionaria della politica, etnica, teocratica e sinceramente premoderna, la bibliografia è enorme. Il Tibet è stato ed è oggetto di strane attenzioni da parte del mondo occidentale e non da oggi. La Germania del mito nazi, per esempio, si interessava al Tibet ed ai suoi misteri ariani. Il Tibet, per gli amanti dell’euroregionalismo etnico, è il simbolo ancora oggi della sopraffazione di un potere straniero ed estraneo su un mondo etnicamente puro ed incontaminato, da non mescolare. La Cina è un paese comunista, che non rispetta i diritti umani, quindi. Non ha legalità e non ha dinamismo e giustizia sociale. Non difendere la Cina ed il lecca lecca che i governi occidentali fanno al mercato cinese infischiandosene dei diritti umani significa anche non difendere l’occupazione del Tibet e non appoggiare in alcun modo le rivendicazioni etniche del suo leader politicoreligioso. Che piace molto in Sudtirolo ed in Germania, negli ambienti guru-intellettualoidi che alle destre.

 

 

NdA Per la filmografia sul tema presente in You Tube si parta da questo filmato

Alles kann besser werden (ed hanno dimenticato d’Alema)

Posted in Uncategorized on Novembre 19, 2009 by superciuk2008

Alles kann besser werden canta Xavier Nadoo, in una canzone piena di tristezza e speranza, che parla della Germania e dei suoi problemi, ma che fotografa una realtà comune a Berlino come a Milano, a Parigi, a Londra, ad Atene, a Madrid. Alles kann besser werden, in un’Europa dominata dalla crisi economica, con scarsissima integrazione tra i popoli europei e degli immigrati, con la politica stretta e costretta dai legami con il potere economico e finanziario -senza anima e incapace di apprendere dai propri errori-, percorsa da fremiti di localismo sciovinista e dal razzismo più primitivo.  Nell’assenza di prospettive comuni si guarda al piccolo obiettivo, alla difesa dei propri interessi nazionali o localistici. Lo fanno tutti e l’Italia, paese di recentissima e sofferta identità soffre per le sue beghe interne, per la storica violenza della lotta politica, per il tanto peggio tanto meglio con cui si cerca di affondare l’avversario e non importa se va a picco anche l’immagine dell’Italia.  E’ uguale se a Bolzano, a Roma o a Bruxelles. Se si tratta di ritagliarsi un piccolo angolo di potere, se di mezzo c’e’ la possibilità di sedersi da qualche parte avendo anche un infimo incarico di qualche prestigio, non si bada a compromessi, non c’e’ limite che tenga, dignità che fermi, considerazione che faccia anche solo rallentare. L’avversario va distrutto, uguale con quale mezzo. Siamo il paese delle congiure e delle lotte nei comuni e tra i comuni, quello del Papa Re, quello delle mille entità locali, quello dell’unità mai avvenuta, un’espressione geografica, la patria degli emigrati e degli esuli per motivi intellettuali e politici. Oggi, non potendo usare la tortura, il carcere, l’assassinio, si distrugge il nemico politico con i mezzi offerti dalla moderna tecnologia, lo si segue, lo si intercetta, lo si sputtana in internet, lo si riempie di ingiurie, bugie, insulti. Il modo è il solito delle chiese fanatiche, del fascio come del soviet, come dell’Inquisizione.  Invece che capire che tutti, in Italia, siamo sulla stessa barca e che la tempesta, fuori è terribile e colpirà senza distinzioni, i topi si ammazzano tra di loro come sempre credendo che la piccola pace della stiva sia ubiquitaria ed eterna. E magari si affidano a qualche bel gattone, su in coperta, credendo che lui, alla fine, manterrà le promesse..

Nell’uragano della crisi economica e della crisi europea dei nazionalismi feroci e delle banche imperiali, l’Italia amara, amata e tristissima, ha finto di trovare l’unità, almeno all’estero, candidando Massimo d’Alema nell’empireo della Comunità Europea per un ruolo importante ed invidiato. Il governo di destra ha proposto un candidato di sinistra per i suoi meriti indiscussi -d’Alema è probabilmente il politico italiano di maggior spessore, al momento- e per dare dimostrazione di moderazione alla feroce stampa antiitaliana. Da parte della sinistra italiana si è creduto alle garanzie ed alle promesse che il gruppo Socialista aveva fatto. Gruppo Socialista, con i tedeschi in testa, sempre molto attivi quando si tratta di banalizzare gli avversari politici italiani della destra, ma molto smemorati quando si tratta di dimostrarsi amici e compagni della sinistra italiana non solo contro Berlusconi. L’elezione di d’Alema avrebbe rafforzato il ruolo dell’Italia, della sua politica mediorientale e verso la Turchia, verso gli stati dell’ex URSS e dei Balcani, verso i nuovi mercati del petrolio dell’America Meridionale. Oltre a considerazioni di ordine geopolitico, non deve essere passato inosservato il fatto che d’Alema viene dalla tradizione del PC, quella che ha portato alla nascita ed al successo delle liste della Linke. Partito giovane e simpatico, potenzialmente di governo, ma che viene visto come il fumo degli occhi da chi vuole tenere questa forza politica in continua crescita fuori da ogni gioco di governo con la sinistra canonica della SPD.

Cosi’ la candidatura di d’Alema è tramontata e la politica italiana si lecca le ferite.

Servirà, questa batosta, a far capire ai nostri partiti, alla stampa, agli intellettuali, all’estero ed in patria, di dover adoperarsi sempre con spirito comune quando si tratta di difendere gli interessi nazionali?

Leggendo certe volgarità ed insulti che solo un masochista potrebbe pubblicare sul proprio blog mi sembra di no…

Bambini schiavi, premi letterari e la dignità dimenticata

Posted in Uncategorized on Novembre 17, 2009 by superciuk2008

Roberto Saviano ha vinto il “Geschwister-Scholl-Preis” del 2009, ci comunicano trionfali molti siti web, come questo ( http://www.welfarelombardia.it/wmview2.php?ArtID=8021 ), un premio letterario tedesco, che gli è stato consegnato a Monaco di Baviera il 16 novembre. (…) “Il premio ricorda i fratelli Scholl, Sophia e Hans, studenti dell’università di Monaco di Baviera e attivisti del movimento antinazista « La rosa bianca », condannati a morte nel 1943 per aver diffuso dei volantini all’università.  Nel 2008 il premio è stato assegnato allo scrittore israeliano Davis Grossmann e nel 2007 alla giornalista russa Anna Politowkaja.

I fratelli Scholl, come pure Anna Politoiwskaja, fan parte di coloro che “ha[nno] pagato con la vita stessa per ogni cosa che ha[nno] scritto e fatto a servizio di un’informazione libera” (Roberto Saviano, “Cosa vuol dire libertà di stampa”,  in La Repubblica del 2 ottobre).

Un passaggio dal comunicato stampa diffuso sul sito del Premio (http://www.geschwister-scholl-preis.de/preistraeger_2000-2009/2009/index.php ) e la relativa traduzione:

“Es ist die Klarheit und Intensität seiner Sprache, die seine Essays, Reportagen und Erzählungen so erschütternd macht: nüchtern, gleichzeitig empathisch, zart und in höchstem Maße poetisch. Seine literarische Wucht ist gespeist aus dem Zorn über die weltweite Macht der organisierten Kriminalität – trotzdem ist Roberto Saviano fähig wie kein anderer, die komplexen Sachverhalte eindringlich und allgemeinverständlich darzustellen”

(Sono la chiarezza e l’intensità del suo linguaggio a rendere così commoventi i suoi saggi, i suoi reportage e i suoi racconti: sobrio e nello stesso tempo empatico, tenero e altamente poetico. Il suo impeto letterario è alimentato dalla rabbia nei confronti del potere – esteso al mondo intero – della criminalità organizzata. Ciò nonostante Roberto Saviano è in grado – come nessun altro – di rappresentare circostanze complesse in modo vigoroso e di renderle comprensibili a tutti)”.

Il premio, leggo sul sito di Panorama (http://blog.panorama.it/foto/2009/11/17/saviano-premiato-a-monaco-di-baviera/), Il premio ammonta a 10.000 euro e viene attribuito annualmente dalla sezione bavarese del Börsenverein des Deutschen Buchhandels – l’associazione dei librai tedeschi – e dalla città di Monaco”.

L’associazione dei librai tedeschi è la stessa che, qualche tempo fa, ha premiato Claudio Magris, politico e scrittore italiano, con il “Friedenspreis 2009″.

Come italiano sono contento che un premio cosi’ importante sia stato vinto da un ialiano taliano, un onesto, simpatico itanche se, come noto, non trovo per niente epocale la prosa ed i temi dello scrittore campano (come anche di Magris).

Sono felice che, a differenza di altri, lo scrittore non ha pagato con la vita il suo impegno e spero (e credo) che non lo pagherà. Spero sia stato soltanto questo, l’impegno civile, il motivo del premio.  La rabbia contro il potere che si legge nella motivazione del premio è cosa importante, imponente e pericolosa.  Spero che i curatori del premio, con la stessa motivazione, premino anche scrittori di altri paesi e magari della Germania. Se il potere, come si legge, va visto estensivamente e riguarda tutti i paesi, non si capisce perché non si debba dare un riconoscimento anche all’impegno civile degli scrittori tedeschi che criticano “die Macht”.

E’ molto comodo andare in casa degli altri e premiare tizio o caio come emblemi di quello che evidentemente là non c’e', coraggio civile, dignità, impegno e dimenticarsi di solleticare il potere di casa propria.  E scheletri negli armadi ce ne sono tanti e dappertutto. Difficile scrivere e leggere male di se stessi, però. Sono certo che l’anno prossimo verrà premiato un valente scrittore di casa nostra (tedesca) e spero di darne notizia. Ho bisogno di credere, spero di credere, che il mondo non sia poi cosi’ negativo come sembra molto spesso.  Vedremo.

In tutti i paesi, comunque, non mancano argomenti poco  “frequentati”, per es. dei lavoratori schiavi deportati nel 1943 in Germania dall’Italia e dei risarcimenti non ne vuol parlare nessuno. E si vuole sentir parlar male di altri stati, per esempio,  degli inglesi e della follia dei trasporti di bambini schiavi in Australia, si deve leggere la stampa estera, quella tedesca, per esempio, che, oggi, sulla FR, (http://www.fr-online.de/top_news/2084424_Waisentransport-nach-Australien-Vom-Empire-verstossen.html), titolava e scriveva,  in pagina interna…

Waisentransport nach Australien
Vom Empire verstoßen
Von Peter Nonnenmacher
London. Zehn Jahre alt war John Hennessy, als er 1947 zusammen mit 146 anderen britischen Kindern auf der SS Asturias in See stach. Der Junge aus einem Waisenhaus in Bristol dachte, er gehe auf eine Abenteuerreise. Er kam in ein Heim der “Christlichen Brüder” in West-Australien, musste vom Morgengrauen bis zur Dämmerung arbeiten, wurde geprügelt, misshandelt, vergewaltigt.

Die Fahrt entpuppte sich für mindestens 150.000 britische Kinder als Alptraum, die zwischen den 1920er und 1960er Jahren in Ex-Kolonien wie Australien oder Kanada verfrachtet wurden. Erst 1967 wurde das “Kinder-Auswanderungs-Programm” beendet, das London mit den Commonwealth-Staaten ausgehandelt hatte”.

Le stampe “nazionali” non sono tenere con gli altri paesi, per motivi banali di patriottismo, di scarsa voglia di attaccare i politici di casa propria o semplicemente per apatia e l’Italia è esattamente come gli altri stati, con in piu’ un’opposizione sempre agguerrita (sia di destra che di sinistra, ora l’una ora l’altra..)

L’Italia è però  l’unico paese dove si guarda pochissimo all’esterno e si usano argomenti interni da mandare all’estero, per colpire l’avversario politico, dimenticandosi delle conseguenze sull’immagine del paese.

Ora, se è positivo che da noi non si sputtanino volentieri gli altri paesi,  trovo però estremamente negativo che in Italia ci si strappino i capelli urlando alla libertà di stampa minacciata, al potere colluso, al bavaglio al libero pensiero messo naturalmente dai cattivissimi della pars politica avversa, gli stessi che provengono dalla tradizione di partiti sovietici o di destra, che non sono certo politici internati, deportati o al confino, ma governano -bypartisan- nelle stesse regioni, province e comuni dove l’illegalità è diffusissima (ed endemica, da secoli), hanno potere e giornali e censurano esattamente come i loro avversari.

A differenza degli stranieri, pero’,  da noi i panni sporchi non solo non si lavano in casa, ma si lavano solo fuori di casa, dimenticando quelli lasciati sporchi dagli altri vicini, se questi ultimi, i Nachbarn, servono alla causa di mettere al rogo  i propri nemici. Un po’ di dignità nazionale e di amor di patria ci vorrebbero, ma è difficile parlarne a chi confondeva la patria con Mosca, con il Vaticano, con una televendita o con il balcone di Piazza Venezia, farsa tragica e ignorante di un impero  e di una patria durate secoli.

Lo so, sono polemico e troppo critico, ma volere un paese “normale” è troppo?  E’ utopia sognare di un posto dove si possa ridere o arrabbiarsi per un autore senza sentirsi dare del verme o del piduista? Mentre riscrivo queste righe, leggo che in Italia si parla di elezioni anticipate. Prima si difende ad ogni costo il Governo perché espressione del voto popolare e dopo si cerca di tornare a quella volontà popolare  che è però stata ampiamente espressa… Sono sinceramente senza parole e la crisi del PD, del PDL, della sinistra estrema, della destra, delle forze liberaldemocratiche e socialiste, mi fa accapponare la pelle vedendo quale voglia di patibolo esiste in Italia e nella sua propaggine online, la Rete.. Credo che tutti i blogger, anche quelli piccini piccini come quelli che parlano del Sudtirolo, dovrebbero rispettare delle regole di bon ton, avere un atteggiamento civile. Potrebbe servire a trovare quel paese migliore che, sono sicuro, vogliamo tutti.

Vorrei vedere, accanto agli elogi satrapeschi, mitridiaci, faraonici, domizianei, neroniani, erodiani per Saviano, una parolina anche sugli agenti delle forze dell’ordine che, per pochi euro al mese, lottano -con successo-contro il crimine in una situazione difficile e pericolosa.
E’ cosi’ difficile farlo?