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Padrini

Posted by superciuk2008 on gennaio 24, 2012
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Brucia la Terra

Am Himmel glüht der Mond und in mir die Liebe.
Es ist Feuer, das sich verzehrt… Wie auch mein Herz.. Es weint die Seele und sich schmerzt .. Sie findet keine Friede in dieser Nacht ohne Ende. Die Zeit verstreicht, doch es wird nicht Hell.. Es gibt keine Sonne solange sie nicht wieder da ist . Meine Erde brennt und verbrennt mein Herz. Sie ruft nach Wasser, ich dürste nach Liebe.
Für wen singe ich jetzt dieses Lied wenn sie sich nicht auf den Balkon zeigt ..?
Am Himmel glüht der Mond und in mir die Liebe.
Es ist Feuer, das sich verzehrt… Wie auch mein Herz.
Brucia la Luna

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Straßburg

Posted by superciuk2008 on gennaio 15, 2012
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Bocca

Posted by superciuk2008 on dicembre 26, 2011
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Mia madre ha ancora oggi paura di parlare di ebraismo e del padre. Mi dice di non dire, di non pensare, di non esprimere, che ci potrebbero sentire, scoprire, colpire. Ha quasi ottanta anni. Nel 1943, quando Giorgio Bocca scriveva queste infamie, aveva nove anni.

Anche lei era parte del complotto giudaico antiariano? Leggo oggi le articolesse, i commenti, i commiati, le prefiche, i nordcoreani in salsa italica, che sembra ignorino, non vedano, non sentano, non capiscano… Che schifo

Palmengarten .. settembre

Posted by superciuk2008 on settembre 28, 2011
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L’ircocervo

Posted by superciuk2008 on agosto 10, 2011
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(immagine da http://www.giuri.unipd.it/ircocervo/immagini/Irco.jpg)

 

“Ecco l’ircocervo geniale di due espressioni fantastiche, che valgono quanto “il quadrato rotondo” o “la montagna d’oro” o “l’attuale re di francia è calvo”.. il senso di quest’intervento, con cui mi si risponde sul sito di sentieriinterrotti,  mi ricorda certa carta, arabescata, con cui si foderavano i cassetti ed è emblematico della realtà italiana, dal Brennero a Pantelleria, in cui  non si riesce che a produrre, purtroppo, spessissimo, solo belle frasi dallo scarso contenuto.. Anche questo, si potrebbe dire, fa rating, in un paese che non investe nei giovani, nella cultura, nella ricerca, ma sembra impantanato nelle sue tradizionali melme levantine, nei suo limiti ideologici, nella faziosità, nella conservazione di ceti e corporazioni.

Politici e religiosi.

Per cui, davanti all’idea, in questo caso non certo realizzabile in tempi brevissimi, ma non fantascientifica, della reintroduzione della lira nelle sue conseguenze locali-si parla di Alto Adige, non del post marxismo sloveno-, compare la Fatwa petulante e petolante e si chiude il discorso..

Il no a prescindere, del resto, è stato caratteristica dei sistemi ideologici  maggioritari  -di colore e simboli diversi, ma dal medesimo carattere- in Italia nell’ultimo secolo.

Con le conseguenze ed i ritardi che ben vediamo.
Il ritorno alla Lira, l’uscita dall’Euro, sistema economico poco integrato che voleva precedere l unione-fusione politica che sta evidenziando grossi problemi, sotto la spinta degli egoismi nazionali, del nazionalismo, della scarsa virtuosità degli stati membri e della speculazione degli istituti centrali, avrebbe conseguenze in Sudtirolo o no?

E quali?

Le affermazioni della politica locale altoatesina,  che sottolineano il buono stato dell’economia sudtirolese,  sembrano tener poco conto della realtà,  integrata, delle economie europee, anche di quelle non appartenenti né all’area Euro né all’UE.

Tanto integrata che non è ipotizzabile una crisi di una certa gravità in alcuni paesi che non abbia ripercussioni pesanti in tutti gli altri.

Certo se ne può parlare, con il rischio di  apparire come l’allegra brigata della sala delle feste … del Titanic (mi perdonerà Tremonti..).

Un articolo di Di Luca, sul Corriere dell’Alto Adige, critica l’analisi miope-localistica della politica altoatestina, ma questo limite, la scarsa visione dei sistemi e degli insiemi,  mi pare domini le scelte anche degli stati nazionali.

Che sembrano voler a tutti i costi salvare se stessi, spero non giungendo addirittura a farlo speculando sugli altri, senza rendersi conto di essere sulla stessa barca -e che barca- dei loro vicini, alleati-concorrenti-partners.

Resto dell’avviso che solo una sana democrazia di stampo socialliberale, libertaria, europeista, “politica”, rispettosa ma non succube del potere economico, possa salvare il Vecchio Continente ed il Sudtirolo dalla deriva nihilistomasochistonazionalistotecnocratica nella quale si trova.

Spero di vedere anche sempre più teste e facce votabili, di donne e di uomini, affacciarsi alla politica.

Volti nuovi che ci diano quel necessario ricambio generazionale di cui si sente il -disperato- bisogno.

Da tempo.

Devo dire che in Germania mi affascina la qualità del dibattito politico e delle proposte di sviluppo. Per di più mancano -e non se ne sente la mancanza-  i vecchi tromboni del no sottovuoto spinto ed a prescindere.
Urlatori eleganti, certo, nei loro bei vestiti, e nella loro carismatica teatralità, ma dallo scarso costrutto.

Con l’aria si gonfiano solo i palloni.

Canjamel Mallorca

Posted by superciuk2008 on giugno 26, 2011
Posted in: Uncategorized. 3 commenti

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My life

Posted by superciuk2008 on giugno 21, 2011
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Frankfurt

Posted by superciuk2008 on giugno 18, 2011
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Propulsori

Posted by superciuk2008 on maggio 27, 2011
Posted in: Uncategorized. 1 commento

Ho letto con attenzione l’articolo di fondo di Gabriele di Luca pubblicato sia sul Corriere dell’Alto Adige di oggi, 27 maggio, che sul sito dell’opinionista (http://sentierinterrotti.wordpress.com/2011/05/27/vivere-insieme/)

E’ un ottimo pezzo che ricorda certa prosa vendoliana, espressione della giovane sinistra ecologista italiana. Ne consiglio la lettura integrale. A me ha colpito,  in fondo al pezzo,  un roboante “l’ autonomia non ha ancora esaurito tutte le sue facoltà propulsive”, che mi  ha fatto veramente, perdonate la citazione in appulo, “ndrizzulare” (eccitare) i ricordi.   Penso ad Enrico Berlinguer che ebbe ad affermare, riguardo ai cambiamenti in atto nel Partito Comunista Italiano,  che” era finita la “spinta propulsiva”, impressa nel mondo dalla rivoluzione di ottobre del 1917″..

Ottima idea, Gabriele, quella di affidarti a Berlinguer ed ai Soviet per parlare dell’Alto Adige.

L’Autonomia come la Rivoluzione Sovietica del 1917? Infinita ed immortale?  Intoccabile ed immarcescibile? Dinamica nella sua intoccabilità? Contenitore o contenuto?  Vuota, selettiva o permeata di energie di cui tutti godono la forza e la spinta? Integrante e democratica o segregante e viziosa? Virtuosa o viziata dal male originario della guerra e dalle razze?

Se ne può parlare a lungo.

Personalmente credo, nel 2011 e dopo tutti questi anni in cui lo Statuto  ha svolto il ruolo di guida dei destini altoatesini,  che si possa e si debba positivizzare l’Autonomia.  Per quel che è.  Anche solo come male minore, come mi sembra faccia anche Di Luca, temendo forse, con conservatorismo sospettoso,  il nichilismo di passi ulteriori e diversi dal da quello che si fa -ed ha- già.

Quello che si potrebbe e dovrebbe operare, utilizzando una parola cara ai marxisti, è di impegnarsi per una maggiore autocritica della realtà teorica e pratica dell’autonomia e dellle stutture su cui si basa il consenso alla stessa.

Mi sembra che questo manchi.

Se la spinta propulsiva esiste ancora, dovrebbe esserci anche un altrettanto vitale tendenza all’autoanalisi ed al cambiamento. I custodi, piuttosto miopi -devo dire- dell’ortodossia autonomistica, mi sembra che rifiutino sempre ed in toto ogni tentativo di autocritica. Correndo il rischio di bloccare spinte e propulsori, speranze e positività, risultati e potenzialità.

E di trasformare un modello comunque di coabitazione in un carcere delle idee.  E i critici in nemici. Da annientare

Raffaele Guida

Posted by superciuk2008 on maggio 25, 2011
Posted in: Uncategorized. 5 commenti

Sarto, orfano, emigrato a 17 anni negli Usa. Sulla motonave Phoenica, 60 posti in cabina e 2 mila di terza classe. Sul ponte. Viaggio di mesi. Arrivo a Ellis Island. Senza capire niente di quello che, in fretta e senza complimenti, gli urlano in Slang . Ci sono migliaia di “aliens” da schedare, mettere in quarantena o cacciare e molti sono coperti di insetti, malaticci, puzzolenti per il tempo trascorso tra rifiuti, feci, vomito e con gli abiti lerci e ridotti a stracci. Raffaele ce la fa. Resta negli USA, a New York, “brucklinn”. È l’aprile del 1902. Apre una sartoria. Sposa una bella ragazza irlandese, Elisabeth, che lo vuole a tutti i costi nonostante la famiglia sia contraria. Hanno delle figlie, che crescono e si sposano. Una con il rampollo di una famiglia di poliziotti e poi politici, i Cuomo. Raffaele diventa zio nel 1907, poi nel 1908, 1910 e 1912. Le notizie gli arrivano per lettera… Tanto in ritardo.. La sorella, Lucia, ha sposato Luigi, un giovane dall’aspetto mediterraneo, segretario comunale e persona a modo. Il quarto figlio di Lucia Guida si chiama Florestano, come uno dei protagonisti del Fidelio. Florestano è mio padre

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