FANNULLONI ALL’ESTERO…

I fannulloni della cultura italiana all’estero

di Riccardo Chiaberge, Il Sole 24 ore

(http://riccardochiaberge.blog.ilsole24ore.com/2008/06/i-fannulloni-de.html)

Se rischiamo di essere estromessi dagli europei di calcio, come ci piazzeremo nelle Olimpiadi dell’arte e della creatività? L’equivalente della squadra azzurra, in questi campi, è la rete degli Istituti italiani di cultura. Sono ben 88 sparsi in altrettante città di tutti i continenti, da Tirana a Caracas. Dovrebbero essere un punto di riferimento per i nostri connazionali all’estero e una piattaforma di lancio per scrittori, artisti, cantanti.
Ma non fanno bene né l’uno né l’altro mestiere. I dieci istituti più importanti, come Londra, New York o Parigi, sono retti da direttori «di chiara fama» che restano in carica da due a quattro anni. Alcuni si mostrano all’altezza della loro fama, altri no. Ma procurano comunque un danno limitato. Il vero problema è il personale, gli «addetti culturali» e i «contrattisti» che lavorano (o dovrebbero lavorare) alle loro dipendenze.
Gli addetti culturali (due o quattro per ogni sede, di cui molti ex-professori d’inglese o tedesco delle scuole medie in soprannumero, presi in carico dalla Farnesina e spediti nel mondo), per lo più sanno poco della cultura del loro paese e meno ancora del paese in cui si trovano, ma vengono pagati come superesperti (otto-diecimila euro al mese) e si comportano da impiegati statali. Il direttore di un importante istituto racconta di aver convocato una riunione un pomeriggio alle 16,30 con due suoi «addetti» e questi dopo 25 minuti si sono alzati, perché era finito il loro orario giornaliero: «Se no facciamo straordinari e poi ce li deve dare come recupero». Il contratto prevede 36 ore e 17 minuti la settimana di presenza. Ogni minuto in più va a sommarsi al già cospicuo «monte ferie» (42 giorni se la sede è «disagiata», cioè extraeuropea: come se stare a Tokio o a New York comportasse disagi tremendi).
Alcuni di questi signori girano il mondo da vent’anni, cinque anni a Londra, cinque a Buenos Aires, e magari non parlano nemmeno la lingua del posto. Sono i Rom della cultura, un’emergenza per l’erario che il ministro Brunetta dovrebbe affrontare con la stessa «tolleranza zero» che si usa per i campi nomadi. Poi ci sono gli stanziali, legati indissolubilmente a una sede finché morte non li separi: chiamati «contrattisti», sono impiegati che guadagnano circa la metà degli «addetti». Molti sposano indigeni o indigene e si fanno una famiglia in loco, perdendo ogni legame con la lingua e la cultura d’origine. Se gli nomini Ozpetek, Saviano o Cattelan, sgranano gli occhi: loro sono rimasti fermi ai tempi di Pavese e Sofia Loren. Molti non si prestano nemmeno più a fare gli interpreti, ruolo che cedono volentieri ai giovani locali, disposti a lavorare 10-12 ore al giorno per mille euro mensili.
Ci sono per fortuna le eccezioni, funzionari colti e volonterosi, che fanno onore al Paese. Ma devono remare controcorrente in un oceano di mediocrità e di fannullaggine. E i direttori non hanno nessun potere di promuoverli, come non ne hanno di licenziare gli ignoranti. Così, invece di esportare il made in Italy artistico e letterario, diffondiamo nel mondo due prodotti tipicamente nostrani: la burocrazia e l’incultura.

                                    
“Ciao Luigi,
qui la scuola è finita e da domani ci prepariamo per la maturità. Io sono in partenza per Malles Venosta. Immagino che tu abbia ancora lezione, come sta andando? Sei  contento della scelta fatta?
Ho appena letto un articolo sulla prima pagina del giornale Il sole 24 ore intitolato “Fannulloni italiani all’estero” di Riccardo Chiaberge sugli insegnanti nominati dal Ministero degli Esteri. Sembra che non facciano niente e guadagnino otto-diecimila euro al mese!”
Comincia così una Mail che mi raggiunge mentre mi accingo, nel mio sottotetto di Francoforte, dopo una settimana di  fatica dura e pura, ad andare in palestra  per muoversi un po’.Vengo dall’Alto Adige, sono docente  di ruolo nella scuola in lingua tedesca della provincia autonoma di Bolzano e qui a Francoforte, dopo una selezione linguistica effettuata a Roma l’anno scorso, da Gennaio, sono  insegnante di italiano, storia, geografia in un liceo bilingue. Si tratta di  una delle istituzioni non assistenzialistiche finanziate dal nostro Paese, che si propone di costruire cittadini europei plurilingui e con maturità italo tedesca. La mia scuola è amministrata dal Land Hessen e l’Italia paga 3 insegnanti per il progetto bilingue. Lavoro molto, gli insegnanti tedeschi fanno almeno 24 ore, piu’ le riunioni, ho riunioni doppie e  triple rispetto all’Italia: consolato, scuola, colleghi del corso bilingue. Non mi pagano straordinari, viaggi di istruzione, sorveglianze, corsi di aggiornanento etc. etc. Per mia figlia, venuta qui con me, lo Stato mi paga  192 euro al mese. Se mi dessero 8000 euro al mese sarei  l’uomo piu’ felice del mondo..economico, ma me ne danno qualche migliaio, parecchi, di meno. Ho un curriculum personale lungo ed articolato. Eppure, leggo che qualcuno che fa un lavoro simile al mio, ma che guadagna il doppio di me non fa nulla dalla mattina alla sera. Non so se e quanto sia vero. E’ sempre facile sparare sugli insegnanti e decapitare tutti coloro che hanno a che fare con la cultura. La sua denuncia è triste e grave e spero che abbia un seguito. Purtroppo nel suo articolo non parla a sufficienza di chi lavora. Solo un accenno, tra le righe. Venga a Francoforte a vedere quel che facciamo. Senza preavviso. Entri a scuola e ci passi a trovare. Ne resterà sorpreso. Potrebbe essere utile per noi, un po’ di pubblicità non guasta mai e per lei. Vedrebbe un’Italia che funziona, lavora ed è anche rispettata e, perdoni il termine retrò, stimata. Forse, poi,  limerebbe anche la sua taglientissima penna. Quella con cui, tra le righe, chiede all’Amministrazione  di  tagliare, tagliare, tagliare. Non mi sembra  che abbiano aspettato il suo invito, visto che hanno colpito  le ultime ruote del carro, gli insegnanti, con 2 milioni in meno di euro investiti, a fronte di miliardi spesi  per le istituzioni di rappresenza..
Un affitto costa piu’ di 1000 euro al mese, spese escluse,  a Francoforte, caro Chiaberge. La vita è particolarmente cara, qui.  E le brioches, quelle famose che i ricchi vorrebbero far mangiare ai poveri, sono care come nelle storie di rivoluzione, veramente care. Costano quanto tre  panini e nutrono di meno..Io ne faccio a meno. 
Direi che, per quello che lavoro,  vengo pagato molto, molto poco. Si informi meglio e confronti gli stipendi degli  nsegnanti con quello dei docenti delle scuole europee, dei lettori  e di quanti operano in altre istituzioni italiane all’estero, politiche, culturali, economiche…e poi, nel caso, scriva un altro articolo.
La saluto con cordialità

                                                                      

4 comments on “FANNULLONI ALL’ESTERO…

  1. Chiaberge si riferiva agli istituti italiani di cultura, ma non c’è dubbio che sul mondo della scuola italiana si addensino, purtroppo, molti stereotipi. Però mi sembra significativa questa frase dell’articolo:

    “Ci sono per fortuna le eccezioni, funzionari colti e volonterosi, che fanno onore al Paese. Ma devono remare controcorrente in un oceano di mediocrità e di fannullaggine.”

    Questo, forse, vale per tutti gli ambiti del lavoro pubblico.
    Fai bene a riportare la tua esperienza, e sicuramente è giusto ricordare gli insegnanti (tanti, pochi? boh) che fanno il loro lavoro con amore e scrupolo.
    Bisogna però anche ammettere, da insegnanti, che spesso la nostra categoria non fa proprio una figura degna, e questo per colpa di quelli (tanti, pochi? boh) che si barcamenano in un lavoro che, forse, non viene affrontato con impegno e serietà.
    Mi sembra che, per andare a un ambito diverso, accada la stessa cosa nella sanità: a fare notizia è la mala-sanità, e rischiamo di dimenticarci i tanti (medici, infermieri, etc.) che tengono in piedi una istituzione che sarà criticabile e migliorabile quanto vuoi, ma che assicura a tutti una livello degno di prestazioni.

  2. Grazie Luigi(?)per aver difeso la categoria”insegnanti all’estero”! C’è la fama che qui si prendano tanti soldi (io mi trovo in Svizzera nel cantone di Neuchâtel e credo di prendere lo stesso assegno di sede di Luigi)senza tener presente che la vita è molto piu’ cara e dobbiamo spesso affrontare totalmente “da soli” disagi di ogni genere(da quelli di vita pratica quotidiana a quelli ahimè di salute che possono anche capitare)… Le cifre di cui parla il giornalista sono evidentemente quelle riferite a sedi particolarmente disagiate (vedi il Venezuela o zone di guerra)ed anche li vi assicuro, per avere avuto notizie di una collega che si era trasferita a Caracas con tutta la famiglia e con le migliori intenzioni del mondo di lavorare seriamente, non è assolutamente facile!( La collega è infatti rientrata in Italia con gravissimi problemi alla salute e con la famiglia distrutta!)E quando poi si spara a zero sulla scuola italiana e gli insegnanti italiani che non “danno piu’ cultura ” alle nuove generazioni… ma perchè invece di buttare fango su tutti e tutto indistintamente non si prende esempio da altre realtà in cui la scuola è direttamente collegata con il mondo del lavoro ? E’ questa la vera riforma che aspetta la scuola italiana e senza creare clientelismi di sorta con l’una o l’altra azienda o fabbrica ma creando proprio nel curriculum scolastico di ogni studente dei periodi di stage durante l’anno scolastico. Qui nella realtà in cui mi trovo vedo l’efficienza(tutta svizzera, direbbero alcuni) di tale sistema che comincia già dalla scuola dell’obbligo e cioè durante l’ultimo anno della scuola media! Certo qui le scuole sono degli”alberghi a 5 stelle” ,come ha commentato una ragazza siciliana dopo lo scambio culturale che abbiamo realizzato durante la scorsa primavera, ma è “investendo in modo costruttivo sui giovani e la loro educazione” che possiamo sperare in un futuro migliore per il nostro Paese da cui invece ora tutti fuggono-fuggiamo…Ha fatto benissimo Luigi a proporre al giornalista una visita nella sua realtà scolastica! è quello che ci auspichiamo tutti quelli che lavoriamo seriamente, che ci siano piu’ controlli invece di parlare per sentito dire e cosi anche in Italia forse le cose andrebbero meglio…

  3. Grazie Luigi(?)per aver difeso la categoria”insegnanti all’estero”! C’è la fama che qui si prendano tanti soldi (io mi trovo in Svizzera nel cantone di Neuchâtel e credo di prendere lo stesso assegno di sede di Luigi) senza tener presente che la vita è molto piu’ cara e dobbiamo spesso affrontare totalmente “da soli” disagi di ogni genere(da quelli di vita pratica quotidiana a quelli ahimè di salute che possono anche capitare)… Le cifre di cui parla il giornalista sono evidentemente quelle riferite a sedi particolarmente disagiate (vedi il Venezuela o zone di guerra)ed anche li vi assicuro, per avere avuto notizie di una collega che si era trasferita a Caracas con tutta la famiglia e con le migliori intenzioni del mondo di lavorare seriamente, non è assolutamente facile!( La collega è infatti rientrata in Italia con gravissimi problemi alla salute e con la famiglia distrutta!)E quando poi si spara a zero sulla scuola italiana e gli insegnanti italiani che non “danno piu’ cultura ” alle nuove generazioni… ma perchè invece di buttare fango su tutti e tutto indistintamente non si prende esempio da altre realtà in cui la scuola è direttamente collegata con il mondo del lavoro ? E’ questa la vera riforma che aspetta la scuola italiana e senza creare clientelismi di sorta con l’una o l’altra azienda o fabbrica ma creando proprio nel curriculum scolastico di ogni studente dei periodi di stage durante l’anno scolastico. Qui nella realtà in cui mi trovo vedo l’efficienza(tutta svizzera, direbbero alcuni) di tale sistema che comincia già dalla scuola dell’obbligo e cioè durante l’ultimo anno della scuola media! Certo qui le scuole sono degli”alberghi a 5 stelle” ,come ha commentato una ragazza siciliana dopo lo scambio culturale che abbiamo realizzato durante la scorsa primavera, ma è “investendo in modo costruttivo sui giovani e la loro educazione” che possiamo sperare in un futuro migliore per il nostro Paese da cui invece ora tutti fuggono-fuggiamo…Ha fatto benissimo Luigi a proporre al giornalista una visita nella sua realtà scolastica! è quello che ci auspichiamo tutti quelli che lavoriamo seriamente. Che ci siano piu’ controlli invece di parlare per sentito dire e cosi anche in Italia forse le cose andrebbero meglio…

  4. Qui le scuole, in confronto a quelle della Provincia Autonoma di Bolzano, non sono affatto a cinque stelle, ma certo migliori di quelle di tante zone di Italia e del mondo. Ti ringrazio per le belle parole e spero naturalmente di sentirti ancora. Puoi intervenire quando vuoi sulle tue esperienze lavorative o altro. Quanto all’assegno di sede, in Svizzera vi pagano di piu’. Io sono 22 ore in classe, piu’ due di preparazione assieme alle colleghe, riunioni, incontri, controlli…Insomma lavoro dalla mattina alla sera. Sono anche Klassenlehrer e per me, venuto dall’Italia, non è proprio facilissimo entrare in un sistema scolastico cosi’ diverso.

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